27/06/13

The Lost Dinosaurs (2013)


Trama
Jonathan Marchant è un esploratore a caccia di nuove avventure. Affascinato dal mito del Mokele Mbembe (una creatura mitica africana, simile al mostro di Loch Ness) partirà con la sua troupe per cercare di documentare la sua esistenza in seguito ad alcuni avvistamenti sospetti.

Recensione

Una trama che abbandona la strada maestra, una regia che sbaglia strada.


Il film è il tentativo di riprendere il soggetto dinosauri senza però giustificare la loro esistenza. Non è un Jurassic Park, i dinosauri vengono scoperti durante il film e presentati allo spettatore come dovrebbe essere: "ci sono sempre stati e ci sono ancora". La trama procede coerentemente fino alla fine per quanto riguarda l'ambito dinosauri. Le numerose note dolenti riguardano le caratteristiche dei personaggi e come giungono alla fine della storia. Se un film, come dichiarato dal regista, "è destinato ad un pubblico di ragazzi e famiglie" non può essere un susseguirsi di morti cruente e schizzi di sangue. Jurassic Park sarà stato anche banale per gli scontatissimi amori che si istaurano, per i predatori diventati prede che tornano predatori e per l'happy ending, ma almeno era giustificato dalla volontà di mettere al centro della storia effetti speciali ed ambientazione spettacolari, e destinare il film ad un pubblico di ragazzi e famiglie. In The Lost Dinosaurs il centro della storia è la disavventura di un gruppo di reporter sfortunati e malintenzionati. I dinosauri sono solo uno contorno pericoloso e spettacolare, ma se al posto loro ci fossero stati dei giaguari non sarebbe cambiato nulla. Provate ad immaginare Jurassic Park con degli elefanti e dei leoni al posto dei dinosauri... Una noia mortale!

Quindi la domanda è: a chi è destinato questo film?

Per quanto riguarda la resa il film utilizza la nuova tecnica del found footage o recovered footage (sempre quello di Paranormal Activity, The Bay, etc.), che ormai sembra aver preso il sopravvento su tutti i registi: ognuno tenta di dare la propria versione quasi criticando sottilmente le altre. Il regista Sid Bennet deve essersi reso conto che il problema del found footage è la coerenza dato che l'audio non può essere al meglio e le inquadrature non possono essere troppo precise - specie quando si sta precipitando da un elicottero o scappando da un dinosauro -. Il risultato? 40 minuti di excusatio non petita, della serie "criticatemi tutto tranne la regia". I personaggi fino a metà film giustificano le inquadrature inquadrando le telecamere che stanno utilizzando a vicenda, parlano di sound, di hard disk che comunicando wireless, di quante telecamere si sono portati, di telefonini satellitari, di zoom, telecamere ad infrarossi con sensore di movimento... Tutto questo risulta pesantissimo ed è esattamente quello che lo spettatore non vuole vedere, tutto ciò che è dietro alla telecamera non interessa se non per brevi istanti. La cosiddetta quarta parete che c'è tra spettatori ed attori può essere infranta per qualche minuto, non per un film intero.

Il found footage, che ormai può essere definito un genere cinematografico a se stante, dato che le inquadrature e la loro coerenza se non sono ben mescolate con la sceneggiatura viene fuori un documentario e non un film, è un deterrente per mascherare il low budget, ed è risaputo, ciononostante gli effetti speciali del film a cura della Jellyfish Picture sono notevoli e premiati (premio BAFTA per i migliori effetti speciali).

Un film che rappresenta un altro piccolo passo della cinematografia in avanti per avvicinarsi alla migliore versione di questo nuovo prorompente genere, che, si augura, riesca a dare una versione decente, dato che è effettivamente accattivante. Per ora non ci siamo proprio. 

Voto 4