livello 2 per cercare di allineare gli eventi, per cercare di capire le intenzioni che erano alla base, ma non funziona lo stesso perché la premessa è che la storia tratta delle vicissitudini sentimentali di un ragazza contemporanea, ma viene utilizzato un tono troppo serio per poter realmente credere che la narrazione si fermi qui. Umberto Eco nell’appendice al Nome della rosa afferma che lo scrittore non deve fornire chiavi interpretative del proprio lavoro, deve lasciare a chi legge l’interpretazione: tutta l’importanza che questo film si vuole prendere arriva dopo i titoli di coda. Si aggrappa alla speranza che chi assiste alla sua proiezione riesca a trovare una chiave di lettura interessante che non viene palesata durante la riproduzione, ma quello che prova lo spettatore dopo i titoli di coda è un incredibile carico di responsabilità per aver assistito ad un’opera che non ha un filo logico e che spera che egli stesso lo trovi.
Il film è un episodio della
scapestrata vita di una ragazza di 30 anni di un’indefinita località campana,
ha una personalità complessa ed i suoi rapporti interpersonali con parenti ed
amici ne sono la prova. Non vi è un cambiamento del suo modo di agire rispetto
all’inizio del film, non prende coscienza dei suoi limiti e non cerca di
cambiare la sua vita. Il film inizia e finisce in un microcosmo che collassa su
se stesso ogni volta che si cerca di trovare un senso a quello che si sta
guardando. È un susseguirsi di buchi di narrazione, dialoghi incomprensibili,
prestazioni deprecabili da parte del cast artistico e tentativi di rendere la
regia scoppiettante con cambi di scena repentini che però non fanno altro che
destabilizzare lo spettatore.
Voto: 3
