14/01/14

Anita B. (2014)

Dal 16 gennaio al cinema

Trama

Anita è sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, questa è la storia dei mesi immediatamente dopo la fine della sua prigionia.

Recensione di: Anita B.

Liberamente tratto dal romanzo di Edith Bruck “Quanta stella c’è nel cielo”, Anita B. è diretto da Roberto Faenza, già regista di Prendimi l’anima.

Anita, emotivamente sconvolta, viene ospitata a casa della zia Monica, avendo perso la madre ed il padre durante la shoah. Quello che la aspetta è un altro tipo di prigionia, non può uscire di casa finché non le verranno stampati i documenti, e per farlo ci vuole tempo. Ma la vera e propria tempesta emotiva di questa cenerentola, passata dai lavori forzati ai lavori domestici, si materializza nei panni di Eli con il quale inizierà una relazione turbolenta.


Il nazismo è l’odiato passato, il comunismo è l’odiato presente. Il futuro? Il futuro è la Palestina, la terra promessa. Per andare a vivere il suo american dream Anita dovrà intraprendere un viaggio della speranza che passa attraverso usanze, balli e musiche ebraiche, polizia comunista, Charlie Chaplin e dottori ungheresi.
Carina l’idea di raccontare il day after olacausto, probabilmente sull’onda di The Reader – a voce alta (2008), ma il risultato è un film lento che risente dei mezzucci tipici dei film confezionati per una fruizione sul piccolo schermo, uno su tutti il “ripasso anti-pennichella”: ogni 20 minuti vengono ripetute le fasi salienti della storia, come in Don Matteo, i Cesaroni, Carabinieri, etc etc…

Ricalca inutilmente Melissa P. mettendo una B puntata nel titolo ed aggravando inutilmente la sottotrama sessuale, presenta come un’idea nuova un concetto già elaborato da molti registi e riesce ad annoiare in 88 minuti, non da tutti.

Voto: 5
Durata: 88 minuti
Genere: Dramma storico
Regista: Roberto Faenza

Con: Eune Powell, Robert Sheehan, Andrea Osvart, Moni Ovadia

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