Dal 16 gennaio al cinema
Trama
Anita è sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz,
questa è la storia dei mesi immediatamente dopo la fine della sua prigionia.
Recensione di: Anita B.
Liberamente tratto dal romanzo di Edith Bruck “Quanta stella c’è nel cielo”, Anita B. è diretto da Roberto Faenza,
già regista di Prendimi l’anima.
Anita, emotivamente sconvolta, viene ospitata a casa della zia
Monica, avendo perso la madre ed il padre durante la shoah. Quello che la
aspetta è un altro tipo di prigionia, non può uscire di casa finché non le
verranno stampati i documenti, e per farlo ci vuole tempo. Ma la vera e propria
tempesta emotiva di questa cenerentola, passata dai lavori forzati ai lavori
domestici, si materializza nei panni di Eli con il quale inizierà una relazione
turbolenta.
Il nazismo è l’odiato passato, il comunismo è l’odiato
presente. Il futuro? Il futuro è la Palestina, la terra promessa. Per andare a
vivere il suo american dream Anita dovrà intraprendere un viaggio della
speranza che passa attraverso usanze, balli e musiche ebraiche, polizia
comunista, Charlie Chaplin e dottori ungheresi.
Carina l’idea di raccontare il day after olacausto,
probabilmente sull’onda di The Reader – a
voce alta (2008), ma il risultato è un film lento che risente dei mezzucci
tipici dei film confezionati per una fruizione sul piccolo schermo, uno su
tutti il “ripasso anti-pennichella”: ogni 20 minuti vengono ripetute le fasi
salienti della storia, come in Don Matteo,
i Cesaroni, Carabinieri, etc etc…
Ricalca inutilmente Melissa
P. mettendo una B puntata nel titolo ed aggravando inutilmente la
sottotrama sessuale, presenta come un’idea nuova un concetto già elaborato da
molti registi e riesce ad annoiare in 88 minuti, non da tutti.
Voto: 5
Durata: 88 minuti
Genere: Dramma storico
Regista: Roberto Faenza
Con: Eune
Powell, Robert Sheehan, Andrea Osvart, Moni Ovadia

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