Un gruppetto di ragazzi corsi, per noia o per sfida
entra in una casa di un ricco imprenditore nella quale lavora uno di loro. All'alba andranno via solo dopo essersi appropriati di alcuni oggetti.
Recensione
La trama tratta le paranoie di alcuni adolescenti
che per la prima volta hanno a che fare con il mondo del crimine. Si sentono
seguiti, perseguitati, costantemente in pericolo. Hanno una visione distorta
della giustizia che li porta a ragionare seguendo un’ottica completamente
sbagliata. Cercando di divertirsi commettono il primo crimine della loro vita,
un furto ai danni di un ricco imprenditore, come se fossero animati dal
romantico senso di “revenge” che già animò i francesi all’alba della prima
guerra mondiale, combattendo però non i tedeschi, ma i turisti in quanto
usurpatori occasionali della loro terra natia, invasori brutti brutti brutti
(come vengono definiti da uno dei protagonisti ).
Il regista Thierry de Peretti centra l’obbiettivo che si
era posto nelle premesse alla realizzazione del film: cercare di rappresentare
la Corsica negli occhi dei suoi abitanti, non il paese da cartolina a cui
l’immaginario collettivo fa riferimento. Prendendo spunto dal regista algerino
Tariq Tequia - il quale ha utilizzato l’espressione “da dietro” nel cercare di
spiegare come ha voluto rappresentare la sua terra nel film Rome plutot que vos - e coadiuvato
dall’ottima fotografia di Hélène Louvart, la Corsica che viene portata sullo
schermo è una Corsica nuova, mai vista e mai sentita. È una Corsica abitata da
marocchini, arabi e corsi anti-francesi, è una Corsica pregna di violenza, mal
di pancia ed ingiustizie sociali, è una Corsica che per i 3 mesi dell’anno in
cui è più bella, viene tolta ai legittimi proprietari.
Il sostanziale problema del film è il cast artistico. I giovani attori - nonostante un periodo di
laboratorio di quasi 2 anni - non riescono a rendere la drammaticità della
situazione e risultano grotteschi se non caricaturali negli atteggiamenti e
negli sguardi. In un film che ruota intorno ad una serie di crimini, paure e fucili, gli attori con le loro movenze e con i
dialoghi devono riuscire a trasmettere qualcosa di molto più consistente del
fatto in se: hanno il dovere di non lasciare solo lo spettatore al
cospetto di una sceneggiatura. Ed è proprio questo quello che succede durante la
proiezione del film, lo spettatore viene lasciato solo, non viene aiutato né dagli
attori né tantomeno dai dialoghi: piatti e sterili. L’assenza di questi dialoghi però genera un processo ancor peggiore,
infatti se per protagonista si può intendere l’attore che ha più battute, in
questo film il protagonista è sicuramente il silenzio. È un silenzio strano: vuoto di significato ed inutile, è ricorrente ed assordante. Sembra monco, come se si fosse rotto un microfono durante le riprese...
Il film si riduce ad essere un connubio di ambiziose
promesse ed aspettative, che solo in parte vengono mantenute e che solo in
parte vengono soddisfatte.
Voto: 5
Uscita: 14 agosto 2013
Durata: 82’
Genere: Dramma sociale
Regia: Thierry de Peretti
